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Infezioni ospedaliere, sono ancora troppe

Il presidente dei microbiologi, solo lo scorso anno ha dichiarato che ogni anno ci sono oltre 500 mila persone che contraggono un’infezione ospedaliera e di queste, circa 4500 arrivano a perdere la vita. Le cose non vanno certo migliorando, le richieste d’aiuto che arrivano nello studio legale dell’avvocato Marco Boero per ricevere un risarcimento dopo un’infezione ospedaliera, e conseguenti danni, sono sempre in aumento. Ma cosa sono di preciso le infezioni ospedaliere e come si contraggono?

Infezioni ospedaliere, cosa sono

Le infezioni ospedaliere sono delle malattie infettive che si contraggono in ospedale o comunque in ambienti sanitari, come per esempio le case di cura e i ricoveri. Ma quando effettivamente possiamo imputare la causa dell’infezione al nosocomio? Ebbene, per essere definite infezioni ospedaliere il paziente deve essere stato ricoverato per una causa differente da quella che è l’infezione. Facciamo un esempio per chiarire. Se un paziente è stato ricoverato per un infarto, e in ospedale contrae un’infezione virale o batterica di cui non aveva mostrato incubazione al momento del ricovero, ci troviamo davanti a un’infezione ospedaliera.

Ma ci sono anche altri parametri da valutare, come il fatto che l’infezione si sia presentata 48 ore dopo il ricovero e fino a 3 giorni dopo la dimissione, 30 se si tratta di un intervento chirurgico, e deve, come detto, verificarsi in ambienti sanitari nei quali il paziente è stato ricoverato per una causa diversa da quella dell’infezione.

Quali sono le infezioni ospedaliere più frequenti

Le infezioni ospedaliere più frequenti sono quelle del tratto urinario, causate per lo più dall’inserimento del catetere vescicale che espone a notevole rischio di infezione l’apparato urinario. Segue, subito dopo l’infezione urinaria, l’infezione da ferita chirurgica, quella da ascesso venoso, ovvero il punto dove viene inserito l’ago per poter somministrare eventuali terapie endovena, polmonite. Le infezioni da ascesso possono evolvere a infezione del torrente ematico.

A causare le infezioni è la trasmissione dell’agente patogeno dall’operatore sanitario al paziente. A peggiorare il quadro è il fato che molti dei pazienti ricoverati hanno una bassa efficienza del sistema immunitario e quindi sono più esposti al rischio di contrarre delle infezioni. I fattori che aumentano il rischio di infezione nosocomiale sono la durata della degenza, l’utilizzo inappropriato di antibiotici, l’utilizzo di strumentazioni invasive.

I principali sintomi delle infezioni ospedaliere

infezioni ospedaliere2Ovviamente il quadro sintomatologico è connesso a quella che è la patologia, per cui ogni tipo di infezione avrà dei propri sintomi. Per quanto concerne le vie urinarie, per esempio, si segnala difficoltà nella minzione e la possibilità di trovare muco o sangue nelle urine. Per le infezioni sistemiche, invece si rilevano malessere generale e febbre; in caso di infezioni all’apparato respiratorio, si rilevano tosse, difficoltà respiratorie.

In caso di danno spetta risarcimento?

Ovviamente ogni caso è a sé, ma la sentenza che ha visto un risarcimento da un milione di euro alla vedova di un paziente deceduto in seguito a un’infezione ospedaliera da chiaramente l’idea di ciò che spetta. Il paziente di questo episodio morì per aver contratto dei batteri in seguito  un’intervento per una patologia cardiaca all’Aurelia Hospital. Il risarcimento è stato calcolato in base a quanto spettasse come risarcimento del danno subito dalla moglie e dai due figli.

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Blefaroplastica: affidati al dottor Pietro Campione di Firenze

La blefaroplastica è una tecnica di chirurgica estetica per la correzione delle palpebre.

Rimuove gli inestetismi che col tempo deturpano la naturale espressività dello sguardo e ripristina di conseguenza l’autostima del paziente.

La blefaroplastica corregge i cedimenti cutanei fisiologici delle palpebre superiori ed inferiori, nonché le borse anche giovanili.

Affidandoti al dottor Pietro Campione di Firenze hai la garanzia di un intervento chirurgico eseguito secondo dei protocolli di massima sicurezza, minimizzando le cicatrici con risultati naturali.

In genere, la procedura, molto semplice e rapida, viene eseguita in concomitanza con il lifting del viso o delle sopracciglia per eliminare le zampe di gallina, le rughe e la flaccidità cutanea.

 

Perché fare la blefaroplastica

 

Dopo i 35 anni lo sguardo subisce dei cambiamenti.

La pelle perde tonicità e compattezza, le palpebre si riempiono di eccessivo tessuto adiposo.

Tuttavia, in alcuni pazienti giovani il cedimento cutaneo può dipendere da fattori ereditari e da una conformazione anatomica genetica.

La blefaroplastica, eseguita dal dottor Pietro Campione di Firenze, corregge la palpebra orientale eccessivamente marcata e la ptosi che, in alcuni soggetti, comporta la riduzione del campo visivo.

L’intervento in questo caso, non viene eseguito con fini puramente estetici ma fisiologici, per cui può essere detraibile dalle tasse.

 

La prima visita

 

Il primo incontro è prettamente conoscitivo. Il medico chirurgo si accerta del perfetto stato di salute del paziente, dell’eventuale uso o abuso di alcolici o fumo.

Valuta eventuali allergie e terapie, l’uso di occhiali oppure di lenti a contatto. In seguito, indicherà tutti gli accorgimenti da seguire prima dell’intervento di blefaroplastica.

 

L’intervento

 

In un ambiente accogliente e confortevole il paziente viene fatto accomodare e sedato farmacologicamente.

In anestesia locale, rimarrà sveglio per tutta la durata dell’intervento chirurgico, senza però vedere le mani del chirurgo o gli strumenti di lavoro.

Gli occhi verranno infatti protetti con delle speciali lenti oculari. Esistono due tipologie di intervento:

– la blefaroplastica superiore che prevede la rimozione della pelle in eccesso dalle palpebre superiori e l’eventuale rimozione delle antiestetiche borse;

– la blefaroplastica inferiore, invece, più adatta ai pazienti giovani, rimuove le borse palpebrali senza agire sull’eccesso adiposo.

Si esegue per via esterna (con una piccola incisione appena sotto le ciglia) o per via trans-congiuntivale all’interno della palpebra inferiore.

 

Fase post-operatoria

 

blefaroplastica senza incisione cutanea L’intervento, dalla durata massima di un’ora, (due ore per palpebre superiori ed inferiori insieme) garantisce uno sguardo più giovane, fresco e vitale.

Dopo un intervento di blefaroplastica senza incisione cutanea a Firenze, il paziente dovrà bendare gli occhi per almeno 12 ore.

In ogni caso, verranno prescritti degli accorgimenti da seguire scrupolosamente: dai controlli, all’igiene quotidiana delle palpebre fino alle protezioni da utilizzare.

La ripresa è pressoché immediata.

Nel tempo, le cicatrici si attenueranno fino a diventare quasi impercettibili.

In alcuni casi, la procedura apporta un miglioramento nel campo visivo.

Per cui, affidati alla preparazione ed alla competenza del dottor Pietro Campione.

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perdere peso velocemente: 5 cose da non fare

Mai scoraggiarsi, tutto è possibile!

 

Molti desiderano perdere peso in poco tempo: farlo è possibile purché si seguano attentamente alcune indicazioni. La prima, e probabilmente più importante, è legata alla forza di volontà. Non bisogna mai scoraggiarsi e pensare che non ce la si farà mai. Infatti, anche molti medici consigliano di armarsi tanta forza di volontà prima di prendere la decisione di dimagrire.

Ma come perdere peso e dimagrire velocemente? Ecco 5 nostri consigli!

Attenzione a ciò che si mangia

 

Grande attenzione durante un periodo in cui si cerca di dimagrire velocemente va fatta agli alimenti che vengono consumati. Ecco perché è preferibile diffidare dai cibi light che, pur essendo privi di zuccheri hanno buone quantità di grassi al loro interno. Ecco perché, nel momento in cui si fa la spesa, è bene leggere attentamente tutte le sostanze contenute nei vari alimenti.

 

Occhio ai pasti rapidi: arma a doppio taglio

 

Molto spesso capita di avere poco tempo per consumare un pasto, ecco perché si tende a mangiare nel primo locale che si trova o le prime cose che ci sono in casa. Se da un lato si risparmia tempo, dall’altro ciò potrebbe non soddisfare le richieste nutrizionali dell’organismo. Ecco perché è bene sempre fare pasti bilanciati.

 

La dieta passa dai liquidi: cosa evitare

 

I liquidi sono fondamentali all’interno del corpo umano, ancor di più se consumati nelle giuste quantità. Fondamentale bere almeno due litri d’acqua ogni giorno che garantiranno un buon metabolismo fisiologico. Evitare, invece, bevande gassate e soprattutto alcolici che potrebbero aggiungere calorie in eccesso all’interno dell’organismo.

 

Non sottovalutare mai l’esercizio fisico

Ai fini di un dimagrimento veloce è fondamentale non prendere sotto gamba l’importanza dell’esercizio fisico. L’allenamento va fatto nel modo corretto, però: evitare soprattutto di sforzarsi eccessivamente, poiché le conseguenze potrebbero essere non felicissime per il corpo. Va perciò pensato un programma specifico a seconda della finalità che si vuole raggiungere: anche una corsetta può risultare molto salutare.

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Il cuore di melograno: trattamento d’urto per problemi circolatori

Il cuore della melagrana, il frutto del melograno, è noto fin dagli antichi per le sue proprietà benefiche, soprattutto per l’apparato cardiocircolatorio. La percentuale di antiossidanti in esso contenuta è superiore a quella di tutti gli altri frutti rossi e, in più è una fonte naturale di vitamine A, B e C e un ottimo diuretico e tonico. Diversi studi scientifici hanno dimostrato i benefici di questo frutto stagionale. In inverno si trova nei supermercati o nei fruttivendoli perché i frutti del melograno maturano a partire da ottobre. Mangiare melagrana con frequenza aiuta a mantenere sano l’apparato cardiovascolare e fa bene al cuore. Tannini e polifenoli svolgono un’importante funzione antitumorale. Fatte queste premesse non stupisce sapere che i frutti dei melograni vengono usati anche come ingrediente base per integratori alimentari. Questi prodotti permettono di sfruttare le proprietà benefiche della melagrana tutto l’anno, anche in primavera ed estate quando non si trovano i frutti e peraltro sono pratici da usare e portare in borsa mentre sappiamo bene che una delle caratteristiche tipiche della melagrana, che la rende un frutto unico ma anche poco pratico sotto certi aspetti, è la pazienza che serve per mangiarle chicco a chicco.

L’integratore a base di melagrana è pratico e comodo da portare in borsa. E’ importante non superare le dosi giornaliere consigliate ma a parte questa raccomandazione, e salvo il caso di allergie o gravidanza e allattamento, non sono segnalate altre controindicazioni. Negli integratori la melagrana si trova abbinata alla Cardiaca, una pianta della famiglia delle Lamiaceae, a cui da tempo vengono attribuite proprietà soprattutto a livello cardio-circolatorio, oppure con l’amaranto. La terapia urto prevede invece l’assunzione di un integratore a base di riso rosso fermenato, succo ed estratto di Melograno e Vite rossa. Una compressa al giorno serve a mantenere il corretto livello di colesterolo nel sangue

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Problemi di erezione come risolverli

L’erezione
L’erezione maschile è un atto naturale e involontario che accade quando un uomo percepisce una forte eccitazione. Quando questo non accade, si deve pensare al problema di erezione, alcune volte chiamata anche impotenza.
I problemi di erezione possono derivare da molteplici cause, non è una cosa rara in quanto ne soffrono un’altissima percentuale di uomini e ragazzi.

Lo stress
Una delle motivazioni di questo problema può essere appunto un forte periodo di stress, infatti questo, si può manifestare in tantissimi modi sul corpo di un individuo. Alcuni uomini ne sono addirittura inconsapevoli e associano subito questo disturbo ad una malattia, creando molto spesso un allarmismo inutile e accentuando ancora di più il problema di erezione.

L’emozione
Il problema non riguarda solo uomini adulti, ma altresì ragazzi molto giovani i quali in alcune situazioni d’imbarazzo possono associare la mancata erezione ad un fattore emozionale. Questo capita se i ragazzi in questione non hanno molte esperienze a livello sessuale, di fatto ritrovandosi in una situazione di approccio magari per la prima volta, può capitare che il problema di erezione si presenti rendendo non solo un rapporto sessuale impossibile, ma creando nell’interessato una sorta di profondo disagio e di bassa autostima.

Come risolvere il problema
Prima di ogni altra cosa, chi soffre di questo disturbo in modo non occasionale, deve assolutamente rivolgersi al proprio medico spiegando in modo dettagliato la situazione. Una volta accertato che il problema di erezione non deriva assolutamente da nessun tipo di malattia, allora si devono valutare alcuni fattori che possono influire pesantemente.
Ad esempio iniziando ad eliminare le cattive abitudini:
abbandonare il fumo, un abitudine che influisce parecchio su diversi fattori del corpo, tra cui anche l’impotenza.
Perdere peso, infatti l’afflusso di sangue, quando si è in forte sovrappeso tende a rallentare, di conseguenza i problemi di erezione sono uno dei primi a presentarsi.
Limitare gli alcolici, poiché questi se non bevuti moderatamente possono creare dei seri problemi.

Integratori alimentari
Se non sono strettamente necessari, i medicinali devono essere assolutamente evitati, ancor di più se questi non sono stati prescritti dal medico.
Qualsiasi tipo di medicinale si prenda per risolvere il problema di erezione, diventa solo ed esclusivamente un palliativo, non a caso molti di questi devono essere prescritti tramite una ricetta medica, inoltre una buona percentuale non solo non risolvono il problema, ma rischiano di crearne degli altri alquanto gravi.
Esistono dei prodotti completamente naturali che aiutano e a risolvere questo disagio. Una volta ripristinate delle buone abitudini quotidiane, aggiunte magari da una costante attività fisica, l’aiuto di un integratore specifico naturale per erezione, può essere realmente un valido aiuto.

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I migliori specialisti del seno a Firenze

La mastoplastica additiva di cosa si tratta

 

Si tratta di un particolare tipo di intervento di chirurgia plastica (conosciuto anche come intervento di ingrandimento del seno); oggi rappresenta uno degli interventi più richiesti al pari della liposuzione.

In poche parole la finalità principale di tale intervento risponde ad una semplice esigenza di tipo estetico, che è quella di ottenere un aumento delle dimensioni del seno ritenuto troppo piccolo rispetto all’immagine del corpo generale o desiderata.

La tecnica è stata sperimentata per la prima volta circa un secolo fa, il primo intervento risale addirittura al 1895, secondo una recente statistica negli ultimi anni si è registrato un aumento di interventi pari al 300%.

 

Le protesi al seno utilizzate a Firenze

 

Oggi la maggior parte degli interventi si attuano mediante l’inserimento di protesi, cosiddette protesi mammarie, esse realizzate in silicone, mentre il loro contenuto interno può variare, le più apprezzate sono quelle il cui contenuto è in gel coesivo in silicone, perché risultano più resistenti, ne esistono di tutte le dimensioni e di tutte le forme.

Un’alternativa alle protesi in gel, può essere quella delle protesi di acqua salina, il vantaggio di queste è che vi sarà un maggiore assorbimento del contenuto in caso di rottura, mentre lo svantaggio sta nel risultato meno naturale.

Una terza alternativa è quella delle protesi a base di idrogel, che però comporta più effetti negativi per il nostro organismo.

 

L’intervento  nella clinica specializzata

 

L’apertura cutanea va dai 4-7 centimetri di lunghezza e si troverà nella maggior parte dei casi sul margine dell’areola, in alcuni casi anche a livello dell’ascella. Attraverso l’apertura che consiste in una incisione viene elaborata la parte nella quale sarà inserita successivamente la protesi, una volta che la stessa è stata posizionata, prima della chiusura del tratto interessato, vengono introdotti dei drenaggi per far defluire sangue e siero.

Conclusasi la fase operatoria, che dura in media un’ora e si fa in anestesia locale, nella fase post-operatoria i drenaggi resteranno attivi per circa 24 – 36 ore.

Una settimana prima del giorno fissato per l’operazione e fino a tale, è sconsigliato non fumare, ne bere alcol e non prendere medicinali, se non espressamente indicati dal chirurgo, in ogni caso sono da evitare le aspirine perché comportano un notevole sanguinamento.

 

Rischi possibili derivanti dalla mastoplastica additiva

 

Pur essendo oggi l’intevento di mastoplastica additiva sicuro, non mancano rischi o complicanze che si possono verificare dopo l’intervento: comparsa di ematomi o infezioni alle mammelle o zone limitrofe, dolore cronico anche a distanza di sei mesi e un anno dall’intervento, cicatrici, cancro alla mammella.

In ogni caso i requisiti che possono determinare una discreta riuscita dell’intevento sono: tecnica chirurgica che più possa adattarsi alla situazione anatomica soggettiva; qualità delle protesi; esatto collocamento delle protesi.

I vantaggi sono un aumento della propria autostima, femminilità, correzioni di eventuali difetti del seno.

I costi dell’operazione di mastoplastica additiva a Firenze

 

Non esiste un prezzo fisso, esso varia e viene di solito concordato per ogni singola operazione, il costo finale dell’intervento viene deciso solo dopo la visita preliminare con il medico, in ogni caso il costo dell’intervento di mastoplastica additiva comprende anche le protesi, in media ci vogliono comunque almeno 5/6 mila euro per l’operazione. Richiedi maggiori info per il tuo intervento di mastoplastica additiva a Firenze.

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Legionella nell’acqua: rischi e sintomi

A volte si sente parlare di allarme legionella nell’acqua, ma di cosa si tratta, a cosa occorre stare attenti e quali i falsi allarmismi? Ecco i rischi e i sintomi della legionella nell’acqua.

La legionella nell’acqua

Rischi con acqua della doccia e climatizzatori

La legionella è dovuta a batteri gram negativi diffusi soprattutto negli ambienti umidi, sono infatti presenti nelle sorgenti di acqua, naturali o artificiali, come ad esempio le acque termali, terreni, fiumi e laghi, da qui risalgono attraverso le condotte e arrivano fino alle abitazioni. Nonostante questo, è errato ritenere che il batterio della legionella si diffonda semplicemente bevendo acqua, anche perché il batterio fino al raggiungimento di 22°C è inattivo.

Il batterio della legionella si trasmette per via aerea, tramite inalazione di particelle di acqua, in poche parole se nell’acqua vi è il batterio lo stesso porta a sviluppare la legionellosi solo se inalato, ad esempio sotto forma di vapore acqueo durante la doccia o negli ambienti climatizzati. Tramite inalazione, infatti, la legionella arriva ai polmoni e quindi contagia la persona. Il batterio inoltre non può essere trasmesso tra persone.

Legionella: avviata sanificazione pozzi, filtri, acquedotti

Sintomi della legionella

Febbre di Pontiac e malattia del legionario

Le legionellosi è stata diagnosticata per la prima volta nel 1976, in un albergo a Philadelfia, durante un raduno di superstiti della guerra del Vietnam. I sintomi non sempre vengono subito riportati alla legionellosi perché a volte vengono scambiati per normale influenza, essa si manifesta in due forme:

  • – la febbre di Pontiac che ha un periodo di incubazione di 24-48 ore e solitamente si risolve in circa 5 giorni. Questa forma è caratterizzata da febbre elevata, dolori muscolari, mal di testa e problemi intestinali. Spesso regredisce anche senza antibiotico;
    – la malattia del legionario ha un periodo di incubazione più lungo, 5-6 giorni, in questo caso oltre ai sintomi precedentemente visti, si possono avere anche problemi renali, tosse, dolori al torace, confusione e letargia e può essere letale.

La cura in entrambi i casi consiste nella somministrazione di antibiotico.
I fattori di rischio per lo sviluppo della patologia sono il fumo, l’età avanzata, immunodeficienza e la presenza di patologie croniche. Infine, la legionellosi colpisce soprattutto gli uomini.

Legionella e burocrazia

Segnalazione della legionella agli organi preposti

Il medico che accerta un caso di infezione da batterio della legionella deve predisporre una scheda di sorveglianza da inviare all’Istituto Superiore della Sanità che tiene il Registro nazionale della legionellosi. La segnalazione deve essere effettuata anche alla ASL competente per territorio in modo che si proceda con le analisi delle acque al fine di rilevare la presenza del batterio e predisporre il piano di prevenzione della diffusione attraverso, ad esempio, iperclorazione dell’acqua, filtri, raggi ultravioletti, shock termico.

Fonte: Legionella nell’acqua Hampton Tecnico Sanitaria

 

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Iodase anticellulite: la soluzione ideale contro la cellulite

Iodase offre una vasta gamma di prodotti mirati a combattere gli inestetismi provocati dalla ritenzione idrica a livello cutaneo e quindi dalla cellulite.

I prodotti offerti sono in vari formati, crema, gel, fluido, concentrato, patch, fanghi per ogni necessità e tipologia di inestetismo.

Tutti i prodotti Iodase anticellulite sono a base di fosfatidilcolina un fosfolipide presente in natura ed anche negli alimenti che normalmente consumiamo come la lecitina di soia e l’uovo.

Questa sostanza compie importanti funzioni nel corpo umano, essendo una componente della membrana plasmatica, la fosfatidilcolina ne regola la permeabilità, fluidità ed é utilizzata nei prodotti parafarmaceutici che si utilizzano nei casi di iperlipidemie per le sue proprietà drenanti e liposolubili.

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Ginecologia a Lecco ed esami prenatali

La salute del nascituro è da sempre il primo pensiero di ogni futuro genitore e nel tempo, grazie ai numerosi traguardi raggiunti nelle tecniche diagnostiche, è diventato possibile eseguire esami specifici che possono aiutare i futuri genitori a diagnosticare, prevenire patologie e in alcuni casi anche ad intervenire chirurgicamente già durante la gestazione.
Vediamo i principali esami eseguibili in ginecologia a Lecco.

Diagnosi prenatale con villocentesi in ginecologia a Lecco

La villocentesi è un esame eseguibile dall’undicesima settimana di gravidanza fino alla tredicesima, cioè tra la fine del terzo mese e l’inizio del quarto. La prima cosa da fare è il prelievo di villi coriali dalla placenta, due sono le tecniche utilizzabili: la prima è la trans-addominale cioè inserendo un ago dall’addome, la seconda è la transcervicale, in questo caso il prelievo viene eseguito attraverso la cervice uterina. Il materiale viene posto in coltura e in seguito ne viene esaminato l’assetto cromosomico e genetico.

specialisti in Ginecologia a LeccoDal punto di vista pratico la villocentesi permette di rilevare la presenza di diverse patologie come la talassemia, l’emofilia, la fibrosi cistica, sindrome Down (trisomia 21), trisomia 18. Con questo esame è possibile anche stabilire la paternità del feto. Rispetto all’amniocentesi ha il vantaggio di poter essere eseguita in un periodo gestazionale antecedente, inoltre, il rischio di aborto in seguito a questa procedura è ridotto, anche se non trascurabile, e corrisponde all’1%.
E’ un esame consigliato nel caso in cui vi siano sospetti dovuti a presenza di queste patologie in famiglia, quando la donna abbia superato i 35 anni di età, o in seguito ad analisi del sangue da cui sono emersi risultati che possono far propendere per la presenza di patologie.

La translucenza nucale

La translucenza nucale è un esame di fondamentale importanza perché permette di diagnosticare la sindrome Down, altre cromosomopatie, sindromi e cardiopatie. L’esame può essere eseguito fin dall’undicesima settimana di gravidanza. Lo scopo è valutare lo spessore della translucenza nucale presente all’altezza del collo del feto e quindi dedurre anomalie. Per ottenere una giusta valutazione è necessario che il feto sia in posizione neutra con colonna vertebrale e testa allineate. E’ opportuno eseguire un ingrandimento dell’immagine ecografica in modo da avere una corretta valutazione. Si tratta di un esame preliminare che, in caso dovesse dare riscontri positivi, può aprire la strada ad altri esami più specifici volti ad esaminare la composizione cromosomica. Si ritiene che il valore “allarmante” sia di 2,5 mm di spessore, ciò considerando che solitamente il valore “normale” oscilla tra 1,1 ed 1,4 mm. Uno dei vantaggi della translucenza nucale è che si tratta di una procedura non invasiva, eseguita come una normale ecografia addominale.

Duo test: esame pratico e veloce per malattie cromosomiche

Il Duo test è un esame molto semplice, soprattutto non invasivo e senza alcun rischio per la salute dell’embrione. Esso viene eseguito attraverso un semplice prelievo di sangue alla madre. Le analisi di laboratorio eseguite sul sangue tendono a rilevare il dosaggio di due sostanze contenute nella placenta: β-HCG e la PAPP-A. Questi due valori da misurare durante il primo trimestre possono dare indicazioni sulla presenza di patologie cromosomiche.